Un
ragazzino felice a tutti gli effetti.
Un
organismo umano, appena uomo, che chiameremo Wally.
Wally
aveva l’età giusta per masturbarsi, e, in effetti, ci si allenava con impegno,
anche più del dovuto.
Non
importava se la cosa suscitava l’ira di sua madre Wanda, o l’imbarazzo silenzioso
di suo padre Jacob, uomo di casa e aspirante suicida.
Ci
metteva l’anima in quello che faceva, anche perché, gli sembrava di avere una
visione chiara e soddisfacente della propria esistenza solo quando metteva mano
al suo arnese in ascesa.
Sentiva
di avere uno scopo, una cosa per cui valeva la pena vivere.
Quando
Wanda lo rimproverava, ricordandogli che sarebbe finito all’inferno(Wanda era
una fervente cattolica con la vagina piena di denti aguzzi e terrificanti) lui
si limitava a fare spallucce, cosa che mandava la madre su tutte le furie.
Quando
succedeva, e Wanda non poteva più resistere al dolore che il suo sciagurato
figlio le provocava, si rivolgeva a padre Giosuè, suo parroco di fiducia e ospite
fisso dei suoi pomeriggi casalinghi.
Giosuè
era un uomo di chiesa a tutto tondo, ultraconservatore, aveva a malapena idea
di cosa significasse avere un’erezione.
Aveva
fatto voto di castità anni addietro e non se ne era mai pentito. O almeno così
la raccontava lui.
In
realtà, quando era ancora molto piccolo sua madre, un’infermiera che aveva da
poco subito una feroce delusione amorosa, lo aveva castrato senza pensarci due
volte. Non avrebbe mai potuto permettere che suo figlio, un giorno, avrebbe
fatto ad altre donne quello che era stato fatto a lei.
Poco
più che neonato, l’aveva sdraiato sul fasciatoio e si era limitata a tagliare
via i testicoli con le forbici da cucina. Poi aveva ricucito. Tutto qui.
Sembrerà
strano ma Giosuè non subì alcun trauma a causa di questi fatti. Almeno finché
non cominciò a frequentare le scuole medie, dove si rese conto che i suoi
compagni passavano metà della loro giornata col cazzo dritto. E si fece un paio
di domande.
Quando
trovò il coraggio di esprimere i suoi dubbi a un ragazzino più grande, la
verità gli fu chiara.
Tornando
a casa quello stesso giorno, prese il martello dalla cassetta degli attrezzi e
sfondò il cranio di sua madre senza alcuna remora.
Lo
fece a pezzettini così piccoli che si erano fusi con il parquet del pavimento.
Fu
spedito in un istituto minorile, dove un parroco volenteroso gli fece scoprire
Gesù.
Ed
eccolo qui, a casa della signora Wanda, a fare prediche al giovane ragazzo dal
pene iperattivo.
Wally
non sopportava il prete che lo costringeva, supervisionato da Wanda, alla
pratica di umilianti riti cattolici per scacciare il demonio che si portava
dentro.
La
vita del giovane Wally scorreva via così.
La
sua famiglia era un manicomio.
Suo
padre era muto da almeno cinque anni e aveva tentato il suicidio per ben due
volte, senza riuscire neanche ad ammazzarsi. Ora faceva un lavoro che odiava e
pensava solo a escogitare un modo sicuro per farla finita.
Sua
madre era una maniaca del controllo fanatica religiosa che passava ogni
pomeriggio col prete Giosuè, tentando di scacciare il demonio dal corpo del figlio.
Tutto
quello che Wally desiderava, era di essere lasciato in pace a masturbarsi. Non
gli sembrava di chiedere troppo.
Arrivò
l’inverno e successe che in una mattinata particolarmente fredda, prese a
nevicare come non si vedeva da secoli.
Le
scuole chiusero in anticipo e tutti i ragazzi furono rispediti a casa.
La
notizia aveva messo Wally di ottimo umore.
Pensava,
e già pregustava, di potersi chiudere al cesso per ore senza le torture di
quell’odioso parroco che gli dava il tormento.
Sulla
strada di casa già dava forme sensuali ai suoi pensieri più impuri.
Immaginava
la signora Friedel, l’insegnante di storia, intenta a piegarsi verso di lui mettendo
in mostra le enormi tette bianche e anziché rimproverarlo come faceva sempre,
gli sorrideva allungando la mano sotto il banco.
Wally
scoppiava letteralmente di gioia.
Rincasò
facendo attenzione a non fare rumore, era ancora presto, non voleva certo
svegliare Wanda.
Era
pronto a godersi il silenzio e la libertà che la casa muta gli offriva.
Lasciò
lo zaino in camera e si diresse verso il bagno.
A
fermarlo a pochi passi dalla meta, fu uno strano suono, come un lamento, un
pianto di bambino che proveniva dalla camera di Wanda.
Nel
frattempo, Jacob stava uscendo dall’ufficio.
Aveva
avuto una pessima giornata.
Era
arrivato in ritardo e il capo l’aveva strigliato per bene. Si era rovesciato il
caffè bollente addosso durante la pausa pranzo. E più tardi, la tazza dove si
era seduto in santa pace a cagare si era intasata, procurandogli non pochi
imbarazzi.
Da
aspirante suicida qual era, Jacob non prendeva bene le umiliazioni.
Wanda
era stata maestra nel ridurre la sua autostima in forma di diarrea sciolta e questo
trattamento quotidiano l’aveva pian piano distrutto psicologicamente.
In
ogni caso, quello che era capitato nell’arco di sole otto ore, era stato troppo
per la sua fragile mente.
Una
volta in macchina, il suo proposito era di recarsi all’armeria del paese, dove
avrebbe comprato il più grosso fucile da caccia che fosse riuscito a trovare.
Avrebbe
acquistato l’arma, l’avrebbe caricata con grosse cartucce rosse piene zeppe di
polvere da sparo, sarebbe rientrato a casa e sedendosi sul divano, avrebbe
aspettato sua moglie.
Quando
lei, sentendolo rientrare, si fosse messa ad apostrofarlo com’era sua abitudine,
si sarebbe ficcata la canna in bocca e avrebbe fatto della sua testa una macedonia
di cervello, ossa e sangue, che lei sarebbe stata costretta poi a ripulire.
Lo
trovava un buon piano, ma quando arrivò al negozio trovò chiuso.
Si
sarebbe dovuto accontentare della calibro trentotto a tamburo che teneva in
macchina.
Intanto
Wally, che non aveva idea del piano di suo padre, era alle prese con lo strano
rumore che proveniva dalla camera di sua madre.
Si
avvicinò come un gatto alla porta chiusa e l’aprì quel tanto che bastava per
sbirciare all’interno.
Quello
che vide non aveva alcun senso.
Il
rumore che sembrava il lamento di un neonato, non proveniva per niente da un
pargolo partorito chissà quando da Wanda.
Era
lei stessa a emettere quel suono, e lo faceva a intervalli regolari, come se
fosse scandito da un metronomo.
Era
un AAHH, intervallo, AAHH, intervallo.
Si
insomma, stava godendo.
Wally
ne comprese il motivo quando aprì ancora di più la porta.
Riuscì
così a vedere sua madre nuda che cavalcava letteralmente la faccia del parroco
Giosuè, sdraiato sotto di lei.
All’improvviso
il mondo di Wally sembrò contrarsi. Tutto quello che aveva pensato in passato,
anche le più sporche fantasie che la sua giovane mente di adolescente era
riuscita a partorire, furono spazzate via in un attimo.
Il
tempo si dilatò.
Il
respiro gli si fece corto e veloce, mentre le enormi tette mosce di Wanda
ballonzolavano avanti e indietro, seguendo il ritmo del corpo e lo strofinarsi
del pube sul viso del prete.
Wally,
senza volerlo, e senza capirne il motivo, si ritrovò con una mano dentro le
mutande.
In
quel preciso istante, mentre il mondo di Wally era esploso e si era capovolto
andando a finire dentro i suoi lombi, Jacob rientrava a casa, ignaro di ogni
cosa.
Il
suo piano era rimasto immutato, ma quando chiuse la porta dietro di sé, sentì
un urlo provenire dalla camera di Wanda.
Quando
arrivò sulla soglia della camera, fu risucchiato anche lui in un sogno sporco,
da polluzione notturna.
Si
ritrovò imbambolato a guardare sua moglie che se ne stava cavalcioni sulla faccia
del prete.
Lei
fissava a bocca aperta il piccolo Wally, inoltratosi nella stanza da letto, con
le braghe calate e una mano infilata nelle mutande.
Jacob
non fece altro che estrarre la pistola dalla tasca della giacca. Prese la mira
e sparò.
Wally
trasalì a causa dello scoppio.
Il
primo proiettile bucò lo stomaco di Wanda che emise un suono gutturale e un rigurgito
rosso e denso.
Sparò
di nuovo e le fece esplodere un pezzo della testa con ancora attaccati i
capelli.
Wanda
si accasciò sul materasso che andava impregnandosi di sangue.
Wally
rimase immobile, la mano ancora aggrappata al cazzo che ormai era diventato un marshmallow
appiccicoso.
Jacob
si avvicinò al letto, sul quale Giosuè si agitava come un ossesso per
scrollarsi di dosso la donna morta e riuscire così a respirare. Scansò il corpo
della defunta moglie, e mentre il prete prendeva un gran respiro, gli ficcò la
canna della trentotto in bocca facendo fuoco.
L’espressione
del prete rimase congelata nei secoli.
Wally
cominciò a tremare, i pantaloni gli si fecero scuri mentre un rigolo d’urina
gli scivolava lungo le gambe, riversandosi sul pavimento.
Suo
padre si sedette sul bordo del letto e tirò un gran sospiro. Dietro di lui due
cadaveri se ne stavano comodi a spruzzare sangue ancora caldo dalle ferite.
Quando
Jacob guardò negli occhi suo figlio portandosi la pistola alla tempia, Wally
seppe dire solamente:
“Papà… volevo soltanto farmi una sega”.