lunedì 27 febbraio 2012

Sognando lesbiche


Adorare le lesbiche è cosa buona e giusta. Se dio esistesse, sono sicuro che concorderebbe con me.
Il problema è che dio non esiste e questo è uno dei motivi per cui in giro si vedono ancora tanti uomini.
Il mio consiglio per tutti gli esseri umani di genere maschile è suicidarsi.
Ma la questione del pene è poco rilevante. Si liquida subito. Il cazzo è brutto. L’uomo è brutto. L’intero insieme delle sue molecole è brutto. È esteticamente, filosoficamente e vaginalmente irrilevante. Amen.
Quando si parla di quella cosa chiamata vulva invece, il discorso prende un’altra piega.
Ora, io non conosco l’arcano mistero che sta all’origine del corpo femminile. Quello che trovo palese però, è la superiorità di quest’oggetto privo di alcun intelletto e dunque di ogni difetto.(ho fatto la rima papà!)
Il loro corpo è pieno di aggeggi miracolosi, tette, culi, gambe, piedi, monti di venere, punti g, punti a, punti che non sono lettere ma le fanno godere lo stesso.
Ne hanno a bizzeffe di questi accessori. E sono tutti fatti a mano.
C’è da considerare poi che le donne non fanno la cacca e questo è decisamente un punto a loro vantaggio. Non ruttano, non scoreggiano, non mangiano, non ingrassano (quelle che ingrassano non sono donne, sono copie riuscite male, le donne grasse non esistono). In realtà non hanno neanche un apparato digerente. L’ano femminile serve solamente a essere bello perché sta in mezzo alle chiappe. La sua funzione è puramente estetica.
Ora che ci penso le donne non puzzano neanche. La loro pelle è ricoperta da un sottile strato di gel che evapora trasformandosi in profumo a contatto con l’aria. Non sudano e quindi non hanno bisogno di ghiandole sudoripare.
Non hanno peli né bulbi piliferi, ad eccezione dei capelli, che però sono solo un’illusione ottica generata dalla loro bellezza quando la luce le attraversa. Al buio le donne non hanno capelli. In compenso brillano.
Non sanguinano mai, non si feriscono. La storia delle mestruazioni è tutta una mistificazione. Quando mettono l’assorbente, è solo perché la loro vagina sente freddo più del solito.
Non sanguinano perché non hanno il sangue. È così, non gli serve. Non hanno neanche un apparato circolatorio. Per non parlare del cuore. Lo sanno tutti che sono senza cuore.
E poi non pensano, sono puro estetismo, quindi non hanno bisogno di un apparato nervoso, né di un cervello.
Dai, è una rivelazione dopo l’altra.
Non camminano, le donne non deambulano.
Aleggiano sopra scarpe costosissime e meravigliose.
Dio santo non hanno le gambe, né il culo che le muove. Non hanno neanche uno scheletro che deve sostenerle.
Rimane la vagina, ma mi sorge un dubbio.
Che poi, le donne fanno sesso?
No, non lo fanno, sono caste, splendenti, illibate.
Porca troia le donne non hanno la vagina.
Porcaccia troissima.
Le donne non esistono.

lunedì 20 febbraio 2012

Talent show e il fattore Bip Bip Ballerina


Psicopatici furiosi e indemoniati sono la linfa vitale della tv del bel paese.
È un fatto assodato. Sputarci sopra inchiostro non serve a nulla.
Come non serve a nulla avere la consapevolezza che è il demonio, a tirare le fila delle marionette televisive.
Qualsiasi persona di buon senso, infatti, tollera a cuor leggero lo scempio dell'umana ragione che gli viene propinato ogni sera in tutte le salse.
L'uomo saggio sa, per conoscenza millenaria tramandatagli da innumerevoli altri saggi, che egli è parte di una minoranza, e che al furore del pueblo unido non si resiste.
Egli è consapevole che gli imbecilli sono muniti di una corazza intracranica melmosa (composta in larga parte da cellule tumorali) che li protegge da qualsiasi apprendimento o conoscenza dannosa alla loro felicità beota.
Sono invincibili ed eterni come dio, e appunto fatti a sua immagine e somiglianza.(Mi accorgo solo ora che questo preambolo è in netta contraddizione con quello che sto facendo, ma mi capita di continuo quindi…)
Quello che volevo dire. Quello che volevo dire.
Si quello che volevo dire è che io e solo io ho scoperto la ragione di tutto ciò.
La causa che causa l’effetto, il principio che sta al principio del male. L’assoluta verità dietro l’imbarazzante commedia. O una cosa simile.
Ho scoperto il fattore Bip Bip Ballerina.
È questa cosa, questa entità che è inserita nel codice genetico dell’imbecille, a scatenare tutta l’evoluzione del fastidioso sistema della ricerca di talento attraverso lo spettacolo. È quella cosa dentro l’anima dell’idiota che gli fa dire “Papà, voglio fare l’artista”, e non importa se l’arte non vuole assolutamente avere nulla a che fare con lui. Non importa se la parola artista non significa nulla presa così a caso.
Niente e nessuno riuscirà a fermare l’ominide convinto di avere talento, e inevitabilmente l’uomo saggio, il povero uomo saggio (perché è sempre lui a beccarsi i mal di testa), quando stanco e affranto tenterà di distrarsi accendendo la tv; se lo ritroverà lì, su un palco con dietro una x o una y o un’f mentre fa la sua straziante esibizione senza alcun senso di esistere.
Ecco, quello che volevo dire è che mi stanno sul cazzo i talent show e mi stanno sul cazzo i concorrenti dei talent show e mi stanno sul cazzo i conduttori dei talent show e i giudici e le orchestre e le signore tra il pubblico.
Mi stanno sul cazzo.
Amen.

domenica 19 febbraio 2012

Wally voleva solo farsi una sega


Un ragazzino felice a tutti gli effetti.
Un organismo umano, appena uomo, che chiameremo Wally.
Wally aveva l’età giusta per masturbarsi, e, in effetti, ci si allenava con impegno, anche più del dovuto.
Non importava se la cosa suscitava l’ira di sua madre Wanda, o l’imbarazzo silenzioso di suo padre Jacob, uomo di casa e aspirante suicida.
Ci metteva l’anima in quello che faceva, anche perché, gli sembrava di avere una visione chiara e soddisfacente della propria esistenza solo quando metteva mano al suo arnese in ascesa.
Sentiva di avere uno scopo, una cosa per cui valeva la pena vivere.
Quando Wanda lo rimproverava, ricordandogli che sarebbe finito all’inferno(Wanda era una fervente cattolica con la vagina piena di denti aguzzi e terrificanti) lui si limitava a fare spallucce, cosa che mandava la madre su tutte le furie.
Quando succedeva, e Wanda non poteva più resistere al dolore che il suo sciagurato figlio le provocava, si rivolgeva a padre Giosuè, suo parroco di fiducia e ospite fisso dei suoi pomeriggi casalinghi.
Giosuè era un uomo di chiesa a tutto tondo, ultraconservatore, aveva a malapena idea di cosa significasse avere un’erezione.
Aveva fatto voto di castità anni addietro e non se ne era mai pentito. O almeno così la raccontava lui.
In realtà, quando era ancora molto piccolo sua madre, un’infermiera che aveva da poco subito una feroce delusione amorosa, lo aveva castrato senza pensarci due volte. Non avrebbe mai potuto permettere che suo figlio, un giorno, avrebbe fatto ad altre donne quello che era stato fatto a lei.
Poco più che neonato, l’aveva sdraiato sul fasciatoio e si era limitata a tagliare via i testicoli con le forbici da cucina. Poi aveva ricucito. Tutto qui.
Sembrerà strano ma Giosuè non subì alcun trauma a causa di questi fatti. Almeno finché non cominciò a frequentare le scuole medie, dove si rese conto che i suoi compagni passavano metà della loro giornata col cazzo dritto. E si fece un paio di domande.
Quando trovò il coraggio di esprimere i suoi dubbi a un ragazzino più grande, la verità gli fu chiara.
Tornando a casa quello stesso giorno, prese il martello dalla cassetta degli attrezzi e sfondò il cranio di sua madre senza alcuna remora.
Lo fece a pezzettini così piccoli che si erano fusi con il parquet del pavimento.
Fu spedito in un istituto minorile, dove un parroco volenteroso gli fece scoprire Gesù.
Ed eccolo qui, a casa della signora Wanda, a fare prediche al giovane ragazzo dal pene iperattivo.
Wally non sopportava il prete che lo costringeva, supervisionato da Wanda, alla pratica di umilianti riti cattolici per scacciare il demonio che si portava dentro.
La vita del giovane Wally scorreva via così.
La sua famiglia era un manicomio.
Suo padre era muto da almeno cinque anni e aveva tentato il suicidio per ben due volte, senza riuscire neanche ad ammazzarsi. Ora faceva un lavoro che odiava e pensava solo a escogitare un modo sicuro per farla finita.
Sua madre era una maniaca del controllo fanatica religiosa che passava ogni pomeriggio col prete Giosuè, tentando di scacciare il demonio dal corpo del figlio.
Tutto quello che Wally desiderava, era di essere lasciato in pace a masturbarsi. Non gli sembrava di chiedere troppo.
Arrivò l’inverno e successe che in una mattinata particolarmente fredda, prese a nevicare come non si vedeva da secoli.
Le scuole chiusero in anticipo e tutti i ragazzi furono rispediti a casa.
La notizia aveva messo Wally di ottimo umore.
Pensava, e già pregustava, di potersi chiudere al cesso per ore senza le torture di quell’odioso parroco che gli dava il tormento.
Sulla strada di casa già dava forme sensuali ai suoi pensieri più impuri.
Immaginava la signora Friedel, l’insegnante di storia, intenta a piegarsi verso di lui mettendo in mostra le enormi tette bianche e anziché rimproverarlo come faceva sempre, gli sorrideva allungando la mano sotto il banco.
Wally scoppiava letteralmente di gioia.
Rincasò facendo attenzione a non fare rumore, era ancora presto, non voleva certo svegliare Wanda.
Era pronto a godersi il silenzio e la libertà che la casa muta gli offriva.
Lasciò lo zaino in camera e si diresse verso il bagno.
A fermarlo a pochi passi dalla meta, fu uno strano suono, come un lamento, un pianto di bambino che proveniva dalla camera di Wanda.
Nel frattempo, Jacob stava uscendo dall’ufficio.
Aveva avuto una pessima giornata.
Era arrivato in ritardo e il capo l’aveva strigliato per bene. Si era rovesciato il caffè bollente addosso durante la pausa pranzo. E più tardi, la tazza dove si era seduto in santa pace a cagare si era intasata, procurandogli non pochi imbarazzi.
Da aspirante suicida qual era, Jacob non prendeva bene le umiliazioni.
Wanda era stata maestra nel ridurre la sua autostima in forma di diarrea sciolta e questo trattamento quotidiano l’aveva pian piano distrutto psicologicamente.
In ogni caso, quello che era capitato nell’arco di sole otto ore, era stato troppo per la sua fragile mente.
Una volta in macchina, il suo proposito era di recarsi all’armeria del paese, dove avrebbe comprato il più grosso fucile da caccia che fosse riuscito a trovare.
Avrebbe acquistato l’arma, l’avrebbe caricata con grosse cartucce rosse piene zeppe di polvere da sparo, sarebbe rientrato a casa e sedendosi sul divano, avrebbe aspettato sua moglie.
Quando lei, sentendolo rientrare, si fosse messa ad apostrofarlo com’era sua abitudine, si sarebbe ficcata la canna in bocca e avrebbe fatto della sua testa una macedonia di cervello, ossa e sangue, che lei sarebbe stata costretta poi a ripulire.
Lo trovava un buon piano, ma quando arrivò al negozio trovò chiuso.
Si sarebbe dovuto accontentare della calibro trentotto a tamburo che teneva in macchina.
Intanto Wally, che non aveva idea del piano di suo padre, era alle prese con lo strano rumore che proveniva dalla camera di sua madre.
Si avvicinò come un gatto alla porta chiusa e l’aprì quel tanto che bastava per sbirciare all’interno.
Quello che vide non aveva alcun senso.
Il rumore che sembrava il lamento di un neonato, non proveniva per niente da un pargolo partorito chissà quando da Wanda.
Era lei stessa a emettere quel suono, e lo faceva a intervalli regolari, come se fosse scandito da un metronomo.
Era un AAHH, intervallo, AAHH, intervallo.
Si insomma, stava godendo.
Wally ne comprese il motivo quando aprì ancora di più la porta.
Riuscì così a vedere sua madre nuda che cavalcava letteralmente la faccia del parroco Giosuè, sdraiato sotto di lei.
All’improvviso il mondo di Wally sembrò contrarsi. Tutto quello che aveva pensato in passato, anche le più sporche fantasie che la sua giovane mente di adolescente era riuscita a partorire, furono spazzate via in un attimo.
Il tempo si dilatò.
Il respiro gli si fece corto e veloce, mentre le enormi tette mosce di Wanda ballonzolavano avanti e indietro, seguendo il ritmo del corpo e lo strofinarsi del pube sul viso del prete.
Wally, senza volerlo, e senza capirne il motivo, si ritrovò con una mano dentro le mutande.
In quel preciso istante, mentre il mondo di Wally era esploso e si era capovolto andando a finire dentro i suoi lombi, Jacob rientrava a casa, ignaro di ogni cosa.
Il suo piano era rimasto immutato, ma quando chiuse la porta dietro di sé, sentì un urlo provenire dalla camera di Wanda.
Quando arrivò sulla soglia della camera, fu risucchiato anche lui in un sogno sporco, da polluzione notturna.
Si ritrovò imbambolato a guardare sua moglie che se ne stava cavalcioni sulla faccia del prete.
Lei fissava a bocca aperta il piccolo Wally, inoltratosi nella stanza da letto, con le braghe calate e una mano infilata nelle mutande.
Jacob non fece altro che estrarre la pistola dalla tasca della giacca. Prese la mira e sparò.
Wally trasalì a causa dello scoppio.
Il primo proiettile bucò lo stomaco di Wanda che emise un suono gutturale e un rigurgito rosso e denso.
Sparò di nuovo e le fece esplodere un pezzo della testa con ancora attaccati i capelli.
Wanda si accasciò sul materasso che andava impregnandosi di sangue.
Wally rimase immobile, la mano ancora aggrappata al cazzo che ormai era diventato un marshmallow appiccicoso.   
Jacob si avvicinò al letto, sul quale Giosuè si agitava come un ossesso per scrollarsi di dosso la donna morta e riuscire così a respirare. Scansò il corpo della defunta moglie, e mentre il prete prendeva un gran respiro, gli ficcò la canna della trentotto in bocca facendo fuoco.
L’espressione del prete rimase congelata nei secoli.
Wally cominciò a tremare, i pantaloni gli si fecero scuri mentre un rigolo d’urina gli scivolava lungo le gambe, riversandosi sul pavimento.
Suo padre si sedette sul bordo del letto e tirò un gran sospiro. Dietro di lui due cadaveri se ne stavano comodi a spruzzare sangue ancora caldo dalle ferite.
Quando Jacob guardò negli occhi suo figlio portandosi la pistola alla tempia, Wally seppe dire solamente: 
“Papà… volevo soltanto farmi una sega”.

giovedì 16 febbraio 2012

Ouverture

Inizio a postare su questo blog facendo una considerazione piuttosto banale, tanto per chiarire da subito il mio pensiero: Tutti gli esseri umani sono creati uguali.
Ne consegue che bianchi, neri, asiatici, gay, transessuali, premi nobel, lamantini e donne (non dimentichiamo le donne), sono idioti in egual misura.
Fatte le dovute riflessioni riguardo questo argomento, che ci rende fratelli su questa terra, andiamo a cominciare.